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Internazionalizzazione è un’altra parola magica che permea buona parte del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Dopo l’approvazione di Ursula Von der Leyen l’economia italiana si appresta così a vivere un momento di rilancio nel prossimo quinquennio, con un occhio particolare anche all’import/export.

Proprio così, perché le indicazioni che arrivano dal PNRR pongono una specifica attenzione alla questione dell’internazionalizzazione delle PMI. Vediamo cosa c’è da sapere in questo articolo.

PNRR: tra gli obiettivi stimolare la promozione del Made in Italy

Il PNRR rappresenta il Piano italiano nel contesto più alto del Next Generation UE, il programma dell’Unione Europea lanciato per aiutare gli stati nell’ardua impresa di far ripartire l’economia dopo lo stop imposto dall’emergenza sanitaria. Tra gli obiettivi prefissati spicca la grande importanza dedicata ai temi della sostenibilità e della digitalizzazione anche se, scorrendo tra le righe, si notano alcune misure dedicate ad aumentare la promozione del Made in Italy fuori dai nostri confini. Semplificando: un nuovo tentativo per internazionalizzare le PMI italiane.

Missione internazionalizzazione: cosa sapere

La questione dell’internalizzazione è inserita all’interno della prima delle sei missioni del PNRR. Per comprendere la natura degli interventi è necessario scorrere la lettura fino alla Componente 2, quella riferita alla “Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo”. All’interno di questa sezione la voce “Investimento 5” analizza nel dettaglio le misure previste dal governo italiano per stimolare l’import/export del belpaese.

Sviluppo e competitività verso l’estero: sono queste le parole chiave da cui partire per comprendere a pieno gli interventi previsti. Per queste riforme il PNRR prevede di stanziare denaro per circa 2 miliardi di euro. In cosa consisteranno le misure?

Promozione dell’internalizzazione

All’interno dell’“investimento 5” è possibile trovare 2 misure finalizzate alla promozione dell’internalizzazione. La prima è rappresentata dal rifinanziamento del fondo SIMEST (Società Italiane per le Imprese Miste all’Estero), la finanziaria creata nel 1991 per assistere gli imprenditori nella loro attività presso i mercati esteri. Questo intervento prevede di finanziare le PMI votate al mercato estero, facilitando il loro ingresso sui mercati internazionali e aumentando la loro competitività. Nel dettaglio sarà possibile chiedere finanziamenti a tasso agevolato (con Fondo Perduto fino al 25% e fino al 40% per le aziende con sede nel Sud Italia da almeno 6 mesi) per attivare processi di internalizzazione e di transizione ecologica e digitale.

La seconda misura prevede invece un potenziamento del Contratto di Sviluppo, il programma che sostiene gli investimenti di grandi dimensioni nel settore industriale. Questo intervento si è reso necessario a causa dello status quo delle aziende italiane, sottodimensionate rispetto alla concorrenza estera. Aumentando la dimensione delle PMI crescono le possibilità di innovazione e di capacità concorrenziale sui mercati internazionali.

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PNNR è l’acronimo di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e rappresenta il documento che ogni Stato UE ha dovuto presentare per accedere ai fondi previsti dal Next Generation EU, conosciuto anche come NGEU

PNRR e internalizzazione: gli obiettivi

Come presentato dal sito export.gov.it le misure sono rivolte alle sole PMI italiane e si palesano, nello specifico, attraverso tre diversi strumenti:

  • Transizione digitale ed ecologica delle PMI con vocazione internazionale: le questioni legate alla sostenibilità e alla digitalizzazione sono ritenute imprescindibili per garantire maggiore competitività sui mercati esteri. Questo è senza dubbio lo strumento più interessante per le aziende e offre loro la possibilità di ottenere finanziamenti fino a 300 mila euro. Per richiederlo è ovviamente necessario documentare con i bilanci dell’ultimo anno un’attività di export, pari almeno al 10% del fatturato. Questa misura presenta un vincolo da sapere: il 50% dell’investimento deve essere dedicato a misure per la transizione digitale.
  • Partecipazione di PMI a fiere e mostre internazionali, anche in Italia, e missioni di sistema: si ritiene, a ragion veduta, che la partecipazione di PMI italiane innovative a mostre, fiere e missioni di sistema sia necessaria per la promozione sulla scena internazionale. In questo contesto, dal 28 ottobre 2021 SIMEST rende possibile un massimo di 150.000 euro finanziabili, con le specifiche di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente.
  • Sviluppo del commercio elettronico delle PMI in Paesi esteri: questo obiettivo pone l’accento sulla necessità di dotare le aziende di piattaforme eCommerce performanti per commercializzare i propri prodotti sui mercati esteri, sia di proprietà che di terzi (i cosiddetti marketplace). In questo contesto, è ancora decisivo il potenziamento del fondo SIMEST, che ora permette di ottenere finanziamenti fino a 300.000 euro per una piattaforma di proprietà e fino a 200.000 euro per una piattaforma di terzi.

 

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